Pubblicato in: Leopold Trepper, Orchestra Rossa, Rote Kapelle, Seconda Guerra Mondiale, Senza categoria, Spionaggio, URSS

IL MISTERO DELL’ORCHESTRA ROSSA, LA RETE DI SPIONAGGIO SOVIETICA ATTIVA DAL 1920 AL 1945

Di Gabriele Zaffiri
Storia dell’Organizzazione spionistica sovietica denominata “Rote Kapelle” che operò nel cuore dell’ Europa dal 1920 al 1945.
La “Rote Kapelle” o l’Orchestra Rossa è stata la rete spionistica che l’URSS è riuscita ad organizza re in Europa con uomini che non erano del mestiere ma svolgevano il proprio pericoloso lavoro spinti soprattutto dalla loro fede politica. L’uomo che tenne le file di questa importante rete di spie al servizio dell’URSS fu l’ebreo polacco Leopold Trepper, alias Leila Domb, Eddy, Renè, Gilbert ed altre decine di nomi che assunse tra gli anni ’20 e la fine del secondo conflitto mondiale. Costui di estrazione sociale modesta ma di eccezionale intelligenza, nasce il 23 febbraio 1904 a Zakopane, in Polonia, ha studiato letteratura e storia all’Università di Cracovia, ma, dopo la morte del padre, interrompe gli studi.
Da allora fa di tutto: minatore, stagnino, manovale in fonderia, sindacalista, organizzatore di lotte operaie in Polonia, kibbutzim in Palestina, sguattero a Marsiglia, imbianchino a Parigi e infine agente segreto dell’URSS. In quest’ultimo ruolo vi giunge quasi per caso, infatti il suo amico Alter Strom, che è in realtà il braccio destro del più famoso capo della rete sovietica che opera a Parigi fin dagli anni venti, Fantomas, lo presenta a costui. In seguito, dopo aver seguito un corso a Mosca, è rimandato in Francia.
Nell’agosto del 1940 Trepper, che è stato nominato anche generale dell’Armata Rossa, è a Parigi, insieme ai suoi due aiutanti: Leon Grossvogel e Hillel Katz, i quali lo hanno aiutato a mettere su, in Olanda e in Belgio, la necessaria copertura. Grossvogel, un ebreo di Salisburgo, l’esperto in finanza ed organizzazione, riuscirà a mettere su a Bruxelles un’impresa di export che commercia in impermeabili.
Come direttore della ditta pongono Jules Jaspar, il quale ignora l’attività di spionaggio e che verrà utilizzato come copertura, infatti costui, già console belga in Indocina e Scandinavia, fratello dell’ex Presidente del Consiglio belga, è uno dei nomi più in vista della società belga dell’epoca. Gli agenti reclutati sono promossi “cassette delle lettere” e, affittato una decina di appartamenti, a Parigi, costoro verranno usati in compartimenti stagni.
Trepper, riesce in questo modo ad avvertire per ben due volte Mosca, la prima in forma dubitativa e la seconda in forma definitiva e certa, che il Terzo Reich si appresta ad attaccare l’URSS.
Ma nessuno gli presta ascolto, persino Stalin affermerà che Trepper era caduto in una grossolana
provocazione. Così le radio-trasmittenti di Trepper trasmettono a turno 5 ore per notte dall’Olanda,
dal Belgio e dalla Francia. Gli informatori di Trepper sono sparsi per tutta l’Europa, ma la principale
fonte risulterà Berlino. Infatti proprio lì da tempo agisce un gruppo antinazista, capeggiati da Harro
Schulze-Boysen e Harvid Harnack.
Il primo è il pronipote dell’ammiraglio von Tirpiz, è il protetto di Goering, è ufficiale della Luftwaffe e lavora al Ministero dell’Aria. Mentre Harnack ha un nonno teologo, suo padre è uno dei più noti critici letterari, ha uno zio storico del cristianesimo, lui è un economista.
E’ sposato con una insegnante americana e lui lavora al Ministero dell’Economia.
Di questa rete tedesca, fanno parte: Adam Kuckoff, direttore di una casa di produzione cinematografica; la moglie di Schulze-Boysen lavora al Ministero della Propaganda; altri lavorano, sparsi, in quasi tutti gli altri ministeri, addirittura un loro agente lavora perfino nell’ufficio decrittazione dell ‘ Abwehr, diretta dall’ammiraglio Wilhelm Canaris.
Praticamente il gruppo Shulze-Boysen lavora segretamente per l’URSS fin dalla presa del potere da parte di Hitler. Loro sono delle spie non per denaro ma per motivi politici, per combattere il nazismo. Ma i servizi del controspionaggio tedesco hanno sgominato l’Orchestra Rossa a Bruxelles e ad Amsterdam. Proprio nella sede di Bruxelles il controspionaggio tedesco trova l’indirizzo di tre agenti che operano a Berlino: Schulze-Boysen, Harnack e Kuckoff.
Così per il gruppo berlinese è la fine: il 31 agosto 1942 Schulze-Boysen e tutti gli altri vengono arrestati, torturati e processati. Ben 36 membri di tale gruppo spionistico vengono condannati a morte.
Intanto il capo cellula di Bruxelles, Yefremov, e quello di Marsiglia, Kent, accettano di passare dalla
parte dei nazisti. Fingendo con Mosca di essere miracolosamente scampati all’arresto, continuano
a passare le notizie fornite direttamente dalle SS, praticamente compiono quello che in gergo spio-
nistico è detto “doppio gioco”.
Anche se Mosca verrà avvertito che i due sono dei doppiogiochisti, essi non crederanno a che questo sia vero. E questo lo siede al fatto che le SS accettano di mandare tramite i due suddetti doppiogiochisti notizie vere ed importanti per avere la completa fiducia di Mosca. Poi il 24 dicembre 1942, dopo numerosi tentativi andati a vuoto, Lepold Trepper viene arrestato mentre si trova dal dentista.
In carcere viene trattato in modo amichevole, lui deve per forza di cose, fare il nome di qualche suo
agente per poter farsi credere che sia passato nel campo avversario. Giering e Berg della Gestapo
cadono nella trappola. E così viene a sapere che Himmler sta cercando di intavolare una pace separata con l’URSS per porre fine alla guerra. Quindi gli viene chiesto di contattare Mosca affinchè mandino a Parigi un suo altolocato emissario per trattare la pace.
Trepper finge di accettare a patto di far giungere tale messaggio tramite una certa Juliette, un agente (gli agenti sono chiamati all’epoca anche “pianisti”) della Rote Kapelle che è in stretto contatto con il partito comunista francese.I tedeschi a loro volta accettano. Ma all’appuntamento in una pasticceria, Trepper consegnerà a Juliette un altro messaggio in cui si affermava che Mosca doveva stare ben attenta a tentativi dei tedeschi di compromettere l’alleanza con gli anglo-americani e che dovevano esaminare la possibilità che a Mosca vi potesse essere un infiltrato che lavorasse per i nazisti. Poi il 13 settembre 1943 Trepper riesce ad evadere e dopo quasi un anno raggiunge Mosca.
Oramai il suo lavoro è terminato, l’Orchestra Rossa ha smesso di suonare, e la guerra volge al suo termine. Dopo vari anni di assoluto riposo, Trepper emigrerà in Israele.

FONTE:http://www.crimelist.it/index.php?option=com_content&task=view&id=543&Itemid=374

Annunci
Pubblicato in: Emilio Gentile, Estetica, fascismo, Nazismo, Senza categoria, Totalitarismo, URSS

ARTE DI REGIME: L’ESTETICA DEL TOTALITARISMO NOVECENTESCO

Totalitarismi uniti dall’arte
Di Emilio Gentile
 
Scriveva a metà degli anni Cinquanta lo storico tedesco dell’arte Werner Hoftmann: «Il totalitarismo è una denominazione comune sotto cui vengono a trovarsi in stretta vicinanza forme apparentemente opposte, come il bolscevismo della fase leninista-stalinista, il fascismo di Mussolini e il nazionalsocialismo di Hitler. La più evidente e sorprendente dimostrazione di questo loro intimo accordo, diretto contro la libertà umana, è proprio il fatto che quelle tre forme produssero la stessa concezione artistica. Lo stile artistico ufficiale dei Paesi totalitari è ovunque il medesimo».
Si era allora nella Guerra fredda, e il termine «totalitarismo» era usato soprattutto nella polemica anticomunista per identificare la Russia sovietica con la Germania nazista. Gli studiosi che non condividevano quella polemica o militavano nel comunismo, negavano qualsiasi affinità fra i due regimi, e taluni arrivarono fino a proporre la messa al bando del termine «totalitarismo» perché privo di validità storica e scientifica. Qualcosa di analogo avveniva nella storia dell’arte, dove tuttavia era più difficile negare le affinità estetiche fra i tre regimi, dove predominò il realismo e il monumentalismo classicheggiante per rappresentare la loro visione del mondo.
Solo dopo il 1990, con la fine del comunismo in Europa, la storiografia è tornata a riflettere sul totalitarismo con atteggiamento scientifico, considerandolo un fenomeno costituito dai regimi partito unico, senza per questo identificarli quasi fossero tronchi di uno stesso albero, ma esaminandoli piuttosto come alberi diversi, che crescendo in una particolare situazione avevano assunto caratteristiche simili.
È tuttavia significativo che la storia dell’arte sia stato il campo dove la riflessione comparativa fra i regimi totalitari si è avviata con maggior impegno, con l’organizzazione di mostre che illustravano la loro produzione estetica, come la mostra «Kunst und Diktatur 1922-1956», organizzata dalla Künstlerhaus di Vienna dal 28 marzo al 15 agosto 1994, e «Art and Power. Europe under the dictators 1930-1945», organizzata a Londra dalla Hayward Gallery dal 26 ottobre 1995 al 21 gennaio 1996, successivamente trasferita a Barcellona e a Berlino.
Queste mostre erano state precedute dalla pubblicazione di un importante studio comparativo sulla produzione estetica dei regimi totalitari, il libro dello storico dell’arte russo Igor Golomostock, L’arte totalitaria nell’Urss di Stalin, nella Germania di Hitler, nell’Italia di Mussolini e nella Cina di Mao (Leonardo, Milano 1990). Da allora si è sviluppato un nutrito filone di studi comparativi sull’arte totalitaria, nel quale si colloca il volume sull’arte di regime di Maria Adriana Giusti, docente al Politecnico di Torino e professore onorario della Xi’an Jiaotong University in Cina.
Senza apportare interpretazioni originali, e nonostante qualche svista (a pagina 16: Giuseppe Bottai non era ministro della Cultura ma dell’Educazione nazionale dal 1936), il volume offre un ricco apparato di immagini, purtroppo non collocate secondo una successione cronologica, che avrebbe consentito di percepire le variazioni di stile nelle diverse fasi dei tre regimi.
Per ciascun regime, le immagini sono divise in sezioni – arte, grafica, architettura – precedute da un’introduzione. Viene così efficacemente documentata la molteplicità delle espressioni artistiche totalitarie, dalla grafica e dal manifesto, alla pittura e alla scultura, al cinema, e soprattutto all’architettura e al progetto urbano che, scrive Giusti, «incidono profondamente sulla trasformazione degli spazi come espressioni multi-scala della visione totalitaria del regime… Le trasformazioni delle capitali, Roma, Berlino e Mosca sono al centro della strategia di affermazione del potere totalitario». Attraverso visioni oscillanti «tra la mitologia del progresso nelle avanguardie e l’antimodernismo nell’ortodossia della cultura di Stato», «filtra la sostanza utopica del sogno totalitario che proietta l’arte ben oltre la ricerca di efficacia realistica o di intenti persuasivi e mediatici».
Nella scelta dello stile estetico dei tre regimi, accomunati dalla concezione dell’arte come strumento di propaganda per diffondere fra le masse la propria ideologia, decisivo fu il ruolo dei loro dittatori, diversissimi per temperamento, formazione, cultura, e per l’atteggiamento verso la creatività artistica. Dei tre, l’unico che aveva ambizioni artistiche era Hitler, aspirante architetto mancato e mediocre pittore di paesaggi negli anni giovanili, e tuttavia convinto di essere un architetto geniale, con una concezione dell’arte condizionata da un convenzionale realismo ottocentesco e dall’ossessiva ideologia razzista.
Il capo nazista intervenne «pesantemente sulle attività artistiche, bandendo il modernismo internazionale e avvalendosi di un unico architetto e di un unico stile», mentre Stalin, che non aveva pretese artistiche ma si considerava comunque un «ingegnere di anime», impose il realismo socialista «come sintesi di cultura e potere, giungendo però al connubio tra costruttivismo e tradizionalismo».
Quanto al duce, Giusti lo definisce «più ambiguo nelle scelte, volte a esaltare tensioni, movimento, inarrestabilità degli impulsi, confidando nell’eloquenza dell’architettura come sintesi di tutte le arti e nella cinematografia come migliore arma di persuasione». Ma più che di ambiguità, si può parlare di eclettismo per un politico simpatizzante, fin da giovane, per le avanguardie moderniste, che sentiva affini al suo temperamento e al dinamismo fascista.
Osservando le espressioni estetiche dei tre regimi, dove si staglia ossessiva la figura del dittatore e prevalgono le scene di vita quotidiana animate dal corale entusiasmo di collettività operose e gioiose, non si ha tuttavia l’impressione di una piatta uniformità. Pur nella prevalente retorica del realismo, del gigantismo e del monumentalismo, la creatività individuale è riuscita a farsi strada, a emergere.
Siamo di fronte a una «contraddizione irrisolvibile» tra la libertà creativa e il condizionamento ideologico, come afferma Giusti; oppure siamo di fronte al fatto tutt’altro che contraddittorio, e molto più rattristante: e cioè, che la creatività artistica – anche quella di un grande artista – non è affatto incompatibile con l’adesione convinta al sogno totalitario di dominio e di manipolazione dell’uomo?
Il Sole 24 ore – 11 gennaio 2015

Maria Adriana Giusti
Arte di regime
Giunti, 2014
€ 49,00
 
Pubblicato in: Biosfera, Bolscevismo esoterico, Comunismo esoterico, Cosmismo, Cristianesimo ortodosso, Cyber-Spazio, Esoterismo, Filosofia, Geosfera, Gnosi, Gnosi cristiana ortodossa, Gnosticismo, Immoralità, Internet, Ipotesi Gaia, James Lovelock e Lynn Margulis, Jurij Alekseevič Gagarin, Jurij Gagarin, Morte, Neognosticismo, Nikolai Fedorovic Fedorov, Nikolaj Fëdorovič Fëdorov, Noosfera, Pierre Teilhard de Chardin, Punto Omega, Resurrezione, Resurrezione degli Antenati, Ricerca dell'immortalità, Senza categoria, Terra, URSS, Vladimir Ivanovič Vernadskij, Vladimir Vernadsky

IL COSMISMO E IL CONCETTO DI “NOOSFERA” ELABORATO DA VLADIMIR IVANOVIC VERNADSKY

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=15193435

Il cosmismo è una corrente filosofica sviluppata nell’unione sovietica sulle teoria di Nikolai Fedorovic Fedorov, i cosmisti erano una setta minoritaria derivata dalla gnosi cristiana ortodossa.
Secondo Federov, la morte è il male assoluto da abbattere, alla morte antepone la resurrezione che deve essere compiuta dall’uomo nuovo figlio del progresso (il proletariato nella visione sovietica) mediante mezzi scientifici, tramite i quali si avrà il dominio della natura, l’immortalità, la resurrezione degli antenati e la colonizzazione dell’universo.
Il concetto della resurrezione, con molta probabilità, influenzò molto l’applicazione della pratica dell’imbalsamazione che avrebbe dovuto tenere i corpi in condizione di risorgere, lo stello Lenin, venne imbalsamato e applicato a un macchinario in modo da non far decomporre il corpo.
Sembra tutto così paradossale, i sovietici, atei e razionalisti, che si danno allo gnosticismo e all’esoterismo, invece grazie a questa visione scientifica e razionalista della gnosi cosmista, che teorizzava la materia come metafisica del corpo e non dell’anima, il cosmismo fu molto in armonia con la visione materialista e atea del socialismo.
Secondo le teorie di Federov, l’uomo avrebbe dovuto praticare dei viaggi nel cosmo in modo tale da trovare dei mondi dove esprimere il sogno socialista dell’egualitarismo.
Jurij Alekseevič Gagarin, il primo uomo andato nello spazio, disse queste parole quando uscì dall’atmosfera: “sono in cielo e non vedo nessun dio, ringrazio il cosmismo e Federov se oggi sono qui”.
Oggi esiste ancora una società cosmista, sebbene il regime sovietico sia caduto, gestita dalla cugina di Gagarin.

Un concetto fondamentale del cosmismo è quello della noosfera:

Il termine noosfera indica la “sfera del pensiero umano” e deriva dall’unione della parola greca νους (“nous”), che significa mente, e della parola sfera, in analogia con i termini “atmosfera” e “biosfera”.

Nella teoria originale di Vladimir Vernadsky, la noosfera è la terza fase dello sviluppo della Terra, successiva alla geosfera (materia inanimata) e alla biosfera (vita biologica). Così come la nascita della vita ha trasformato in maniera significativa la geosfera, così la nascita della conoscenza ha trasformato radicalmente la biosfera. A differenza di quanto affermato dai teorici dell’ipotesi Gaia (elaborata nel 1979 da James Lovelock e Lynn Margulis) o dagli studiosi del cyberspazio, la noosfera, secondo Vernadsky, emerge nel momento in cui l’umanità, attraverso la capacità di realizzare reazioni nucleari, in grado di trasformare gli elementi chimici.

Per Pierre Teilhard de Chardin, la noosfera è una specie di “coscienza collettiva” degli esseri umani che scaturisce dall’interazione fra le menti umane. La noosfera si è sviluppata con l’organizzazione e l’interazione degli esseri umani a mano a mano che essi hanno popolato la Terra. Più l’umanità si organizza in forma di reti sociali complesse, più la noosfera acquisisce consapevolezza. Questa è un’estensione della Legge di Complessità e Coscienza di Teilhard, legge che descrive la natura dell’evoluzione dell’universo. Pierre Teilhard de Chardin sostenne, inoltre, che la noosfera sta espandendosi verso una crescente integrazione e unificazione che culminerà in quello che egli definisce Punto Omega, che costituisce il fine della storia.

Alcuni studiosi hanno visto Internet come un processo che sta realizzando la noosfera e per questo Teilhard de Chardin viene a volte considerato il santo patrono di Internet.

Pubblicato in: 1986, Cima 611, Dal'negorsk, Fox News, incidente di Dal'negorsk, Incidente di Roswell, Monte Izvestkovaya, Primorskij kraj, Roswell, Russia, Senza categoria, Sightings, Storia, Tod Mesirow, Trasmissioni televisive, UFO, UFO crash, Ufologia, URSS, Valery Dvuzhilny

LA “ROSWELL” SOVIETICA: IL PRESUNTO UFO CRASH DI DALNEGORSK

L’incidente di Dal’negorsk è un presunto UFO crash che sarebbe avvenuto in Unione Sovietica a Dal’negorsk, Primorskij kraj, Russia, nel gennaio 1986. L’incidente sarebbe avvenuto sul Monte Izvestkovaya, localizzato nel territorio della città e chiamato anche Cima 611 per via della sua altezza. L’incidente è stato definito “la Roswell dell’Unione Sovietica”.

Cronologia dei fatti

Il 29 gennaio 1986 alle 20,00 circa gli abitanti di Dal’negorsk videro in cielo una palla rossastra, grande circa quanto la metà del disco lunare. La sfera si muoveva parallelamente al terreno e non si sentiva alcun rumore. Quando la palla si avvicinò al monte, cominciò ad abbassarsi finché cadde sulla sua cima. Tutti i testimoni tranne uno dissero che non ci fu alcun rumore quando la palla raggiunse il terreno. La luce provocata dalla palla fu descritta come quella di una foresta in fiamme e durò per circa un’ora. In base alle affermazioni dei testimoni, per l’oggetto fu stimata una velocità di caduta di circa 15 m/s.

Rilievi e analisi

Tre giorni dopo l’incidente, un gruppo di ufologi guidati da Valery Dvuzhilny salì sulla cima del monte. Il gruppo effettuò rilievi, prelevò campioni di terreno e scattò alcune fotografie. Gli ufologi rilevarono un cratere di circa 2×2 metri (altre fonti riferirono che le dimensioni erano di 3×3 metri). Il terreno appariva come se fosse stato riscaldato ad un’alta temperatura. Le rocce apparivano coperte da materiale nerastro e attorno al cratere c’erano residui di alberi bruciati. Alcune delle rocce presentavano sferette di una sostanza argentata, che fu riconosciuta come grafite. Il tipo di grafite trovato sul luogo del cratere fu riconosciuto come differente da quello trovato in altri depositi del luogo.

L’analisi chimica delle sferette raccolte mostrò che erano composte da grafite, silicio e ferro. Alcune di esse mostravano quantità significative di zinco, bismuto ed altri elementi rari. Fu eseguita un’analisi di campioni di rocce, suolo e residui di alberi bruciati e fu notato che la composizione era simile a quella dei campioni raccolti dal sito dell’evento di Tunguska. Ulteriori analisi hanno rinvenuto la presenza di oro, argento, nichel e molibdeno. È stata ritenuta molto interessante la presenza di oro, perché a Dal’negorsk non ci sono miniere né rocce che contengono questo minerale.

Speculazioni ufologiche

Valery Dvuznilny ha ipotizzato che si sia trattato della caduta di un veicolo extraterrestre.

Negli USA l’incidente è stato oggetto di una puntata della trasmissione televisiva Sightings trasmessa nel 1995 dalla rete Fox. Il giornalista Tod Mesirow si è recato sul luogo ed ha intervistato i testimoni e alcuni scienziati. Mesirow ha dichiarato che le analisi dei frammenti metallici hanno dimostrato che il metallo non è di manifattura umana ma è qualcosa d’altro.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_di_Dalnegorsk

PER APPROFONDIRE:http://www.noiegliextraterrestri.it/2015/12/ufo-crash-dalnegorsk-russia-1986-philip-mantle-paul-stonehill.html

Pubblicato in: Armi Nucleari, Grot, Guerra Fredda, KGB, Senza categoria, Storia, Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Unione Sovietica, URSS, USSR

I SEGRETI DELL’UNIONE SOVIETICA

http://www.giornalettismo.com/archives/130326/tutti-i-segreti-dellunione-sovietica/

Le informazioni ancora non rivelate sull’ex URSS che si celano nelle profondità di documenti e dossier.

L’Unione Sovietica è stata per decenni unaterra oscura, separata dal resto del mondo da un muro fatto non solo di mattoni, ma anche di segreti, politici, tecnologici, culturali. Un baratro economico e culturale che si è colmato, al contrario di quello reale per cui sono bastate mazze e picconi, solo a prezzo di grandi fatiche.

UNA MINIERA DI SEGRETI – Si potrebbero paragonare i 20 anni dal crollo dell’Unione Sovietica ad una miniera d’oro per gli storici: l’oro, a causa delle scoperte preziose negli archivi e memorie, e la profondità di una miniera a causa del lavoro frustrante che è spesso necessario per portarle alla luce. Abbiamo ancora solo scalfito la superficie della storia sovietica, quello che abbiamo trovato finora è stato un percorso avvincente ricavato da registrazioni e dalle testimonianze sugli eventi di un tempo segreto. Ma c’è così tanto che ancora non sappiamo.

LA GUERRA FREDDA – Si immagini un volume pesante e dal ruolo assolutamente innovativo, un capolavoro della storia: la fine pacifica della Guerra Fredda in Europa. Il libro è come un caveau segreto che espone le più affascinanti informazioni top-secret e i documenti sulle rivoluzioni del 1989. Vladislav Zubok, uno dei curatori del volume, ci ricorda che rispetto al lato visibile della Luna – c’è ancora un aldilà che non è stato visto. In questo spirito, ecco una lista dei 10 misteri sull’impero sovietico che ci aspettano dall’altra parte della luna.

UNO – Cosa è successo ai miliardi di dollari in oro e denaro contante presumibilmente conservati dal Partito comunista dopo il crollo sovietico? Alcuni rapporti della stampa estera al momento suggerirono che furono fatti sparire tramite conti bancari esteri, ma non c’è mai stata alcuna prova. Egor Gaidar, primo ministro di Boris Eltsin, assunse un detective privato dell’azienda internazionale Kroll Associates per trovarli, ma inutilmente. Quanto denaro fu coinvolto, e dove è andato a finire?

DUE – L’Unione Sovietica ha mai sviluppato un’arma nucleare da portare in “valigia”? Ci sono state un sacco di speculazioni selvagge, ma mai alcuna prova. Il generale russo Alexander Lebed nel 1997 disse che c’erano 100 valigie dell’era sovietica contenenti armi nucleari e che circa la metà erano mancanti. Ma il conto Lebed era vago e inconsistente, e altri negarono le sue affermazioni. Chi aveva ragione?

TRE – Nelle prime settimane dopo il disastro nucleare di Chernobyl a fine aprile 1986, il leader sovietico Mikhail Gorbaciov era stranamente silenzioso. Non ha parlato a questo proposito fino al 14 maggio, più di due settimane più tardi. Cosa è stato detto e fatto ai più alti livelli in quei primi giorni dell’emergenza? Perché quest’uomo d’azione sembrò così paralizzato?

QUATTRO – Dai primi anni 1970, i leader sovietici approvarono un programma segreto di armi biologiche. Conosciamo le linee generali della ricerca, ma non c’è quasi nulla sul lato militare. C’è stato un “concetto di uso”, o una dottrina militare, per la guerra batteriologica sul campo di battaglia? Le armi create erano per impieghi speciali? Cosa è successo a tutti dopo il crollo dell’Unione Sovietica?

CINQUE – Ancora mancano informazioni chiave sulla crisi dei missili a Cuba, proprio come è stato detto durante le visite in Unione Sovietica dai rivoluzionari cubani come Raúl Castro e Che Guevara prima della crisi del 1962, e Fidel Castro dopo. Sebbene i risultati degli incontri sono emerse Politburo e cavi durante la crisi, i loro colloqui con il leader sovietico Nikita Krusciov prima e dopo potrebbe gettare nuova luce sul perché schierato le armi nucleari e quali lezioni hanno tratto da esso.

SEI – Nel suo libro del 1999, Ken Alibek, un disertore che era vice direttore del programma sovietico guerra batteriologica, ha detto che “scopo principale” dell’operazione “Flauto” KGB era quello di “sviluppare agenti biologici psicotropi e neurotropici ad uso del KGB in speciali operazioni, tra cui il ‘lavoro bagnato’ di omicidi politici “. Qual è stata la portata e la disposizione finale del Flauto?

SETTE – A partire dal 1981, Mosca ha inviato istruzioni urgenti per il KGB e del GRU, l’intelligence militare sovietico, per raccogliere informazioni su un possibile attacco nucleare degli Stati Uniti. Le istruzioni divennero note come RYAN, per Raketno-Yadernoe Napadenie (“attacco missilistico nucleare”). Oleg Gordievsky, un agente del KGB addetto allo spionaggio per conto degli inglesi, ha fatto trapelare l’operazione RYAN in Occidente, e i dettagli di RYAN finalmente sono stati pubblicati da Gordievsky e Christopher Andrew nel lavoro del 1990: “il KGB: The Inside Story”. Ma noi ancora non sappiamo come i leader di Mosca, in particolare la spia capo Yuri Andropov, che divenne segretario generale nel 1982, reagì ai rapporti in arrivo.

OTTO – Nei primi anni 80, i sovietici costruirono un massiccio bunker sotterraneo nel Urali conosciuto come “Grot”, apparentemente come bunker antinucleare adibito a posto di comando per le forze strategiche Rocket. I servizi segreti americani raccolsero informazioni secondo cui il bunker era in costruzione, ma il dato è stato a lungo avvolto nel mistero. Qual era lo scopo originario di Grot?

NOVE – A volte un segreto può essere nascosto in un mucchio di dati. Gli Stati Uniti furono perplessi per anni circa il peso reale degli ambiti di difesa e sicurezza per l’economia sovietica. Con sistemi diversi, valute, metodi e materiali, il costo di un serbatoio per lo Stato sovietico non era quasi certamente lo stesso negli Stati Uniti. Katayev stima che circa il 20 per cento dell’economia sovietica fu dedicata alla difesa (la CIA aveva stimato 15-17 per cento), ma ci sono molti aspetti imponderabili, da come calcolare il reale costo della manodopera e dei materiali in un’economia pianificata al fatto che le fabbriche di difesa sovietiche producevano anche cose come televisori e macchine da cucire. Quanto ha pesato la corsa agli armamenti per l’Unione Sovietica?

DIECI – Come è stata servita la dirigenza sovietica dai servizi segreti del KGB stranieri? Quando si trattava di capire l’Iniziativa di Difesa Strategica di Ronald Reagan, Katayev disse che il KGB aveva sempre sovrastimato la minaccia, perché l’agenzia aveva paura di sottovalutarla. Gordievsky ha dichiarato che i rapporti del KGB erano spesso riciclati da ritagli di giornale, perché non avevano più fonti. Quanto fu buona l’intelligenza del KGB?

TITOLO ORIGINALE:”Tutti i segreti dell’Unione Sovietica”

Pubblicato in: Comunismo Psichico, Francesco Dimitri, Naum Kotik, Paranormale, Parapsicologia, psicotronica, Senza categoria, Storia, URSS

IL “COMUNISMO PSICHICO” E LA PSICOTRONICA NELL’URSS

Di Francesco Dimitri *

[¼] Nel corso della prima metà del Novecento era convinzione comune in Occidente che l’Unione Sovietica fosse immune dalla dilagante «febbre parapsicologica». Scettici e credenti erano d’accordo almeno su una cosa: un regime ateo e materialista non avrebbe mai consentito lo studio di telepatia e affini. Poteva forse esserci qualche ricercatore isolato, ma niente di più.

A partire dalla fine degli anni Cinquanta, e soprattutto nei Sessanta, si diffuse nel blocco occidentale l’ipotesi che la situazione potesse essere un po’ diversa: dopo la morte di Stalin iniziarono ad arrivare notizie che facevano pensare che l’Unione Sovietica fosse avanti negli studi di parapsicologia. Molto avanti. C’era forse il rischio di unopsichic gap? Tra le due superpotenze si instaurò una sorta di «corsa agli armamenti psichici», anche se fu ben lontana dall’avere le dimensioni che alcuni le vogliono dare. Sappiamo per certo che esistevano dei programmi americani volti allo studio delle eventuali applicazioni di intelligence dei poteri psichici, e pare assodato che anche in Unione Sovietica ci sia stato qualcosa di simile. È molto difficile, però, tracciare i contorni precisi di questa «corsa». Per quanto oggi quei tempi possano sembrare lontani, sono passati solo pochi decenni, e molti documenti dell’epoca sono ancora classificati come segreto. A questo bisogna aggiungere la considerazione che erano anni in cui le azioni di spionaggio e controspionaggio, e contro-controspionaggio, si susseguivano a ritmo vorticoso: l’attenzione rivolta alla cosiddetta «ricerca psi», dall’una e dall’altra parte della Cortina di Ferro, poteva forse essere un modo per nascondere altri progetti. Se dall’Unione Sovietica filtravano tutte queste notizie su telepati e psicocineti, era perché venivano davvero studiati in modo massiccio, o si trattava di semplice disinformazione? La risposta più probabile è: l’uno e l’altro insieme, anche se non è possibile dire quale fosse l’aspetto prevalente.

[¼] L’illusione secondo la quale essa non avrebbe potuto trovar posto in un Paese comunista era dovuta a un errore di prospettiva, dovuto al fatto che la parapsicologia occidentale nasceva in ambienti fortemente «idealisti»: molti dei primi parapsicologi avevano anche interessi religiosi e il tentativo di dimostrare l’esistenza della telepatia era spesso un modo per riportare i fenomeni spirituali sotto l’ombrello della scienza. In Unione Sovietica la parapsicologia nacque invece da una costola della biologia materialista. Essa assunse il nome di «psicotronica», che sembrava più adeguato ad una disciplina che si voleva asettica e assolutamente non idealista. È evidente che stiamo parlando ancora una volta di differenze retoriche più che sostanziali: comunque la si voglia mettere, spostare oggetti con la forza del pensiero o addormentare persone a distanza non sembrano azioni granché «materialiste». Ma se la biologia riusciva a trasformare gli ontani in betulle, perché non avrebbe dovuto trasformare i cervelli in radio?

Uno dei primi ricercatori psicotronici fu lo psichiatra Naum Kotik. Agli inizi del secolo XX portò avanti alcuni studi su una particolare energia prodotta dal cervello, l’«energia psicofisica», irradiata in quelli che lui chiamava «raggi N». Si tratta di una forma di energia in grado di superare ogni ostacolo e, soprattutto, di garantire la comunicazione telepatica. L’intero genere umano è legato da una ragnatela di raggi N, che rende possibili tutti i misteriosi fenomeni della psicologia di massa. Kotik era alla ricerca di una spiegazione materialista a un fenomeno apparentemente magico come quello della telepatia, e la trovava in una forma di radiazione biofisica: solo qualche anno prima erano stati scoperti i raggi X, quindi l’idea dei raggi N non sembrava affatto un’ipotesi peregrina. Essi non venivano generati da qualche ineffabile corpo di luce, erano semplicemente una nuova forma di radiazione fino a quel momento sconosciuta. L’ipotesi, come abbiamo visto, affascinò Gorky. Attraverso di lui l’idea dell’influenza psichica sulle masse divenne una delle fondamenta del realismo socialista.

E fu proprio il concetto di «influenza» a caratterizzare la psicotronica. Mentre la parapsicologia occidentale si interessava di lettura del pensiero e, successivamente, di visione a distanza, per la psicotronica il problema centrale fu sempre quello di riuscire non tanto a leggere quanto a influenzare le attività cerebrali altrui. Questo portò ad alcune differenze sottili e ad altre più grosse. La più evidente è che se negli esperimenti occidentali si diede importanza soprattutto a chi riceveva il messaggio psichico, in quelli sovietici se ne diede altrettanta, se non di più, a chi lo inviava. [¼]

Pubblicato in: Adolf Hitler, Albert Speer, Bolscevismo, Francesco Dimitri, Giovanni Piglialarmi, Grigorij Efimovic Rasputin, Karl Marx, Lenin, Marxismo, Nazionalsocialismo, Nazismo, Occultismo, Robert Owen, Roberto Rota, Russia, Senza categoria, Siberia, Stalin, Teosofia, URSS, Vestnik Teosofii

IDEOLOGIA E OCCULTISMO: TRA TOTALITARISMO COMUNISTA E NAZISTA

Di Giovanni Piglialarmi & Roberto Rota

Adolf Hitler, nel momento in cui decide di lanciare la propaganda nazionalsocialista nel 1933, rovescia le carte sul tavolo: riunisce alla sua “corte” mentori austriaci, suoi insegnanti delle materie occulte, per iniziare ad “intrecciare” una tela fatta di coincidenze, volontà superiori di razze “superiori” che volevano l’unità del popolo tedesco sotto la sua svastica. Questa idea fu mostrata al popolo tedesco, avvolto nel misticismo delle parate naziste, organizzate appositamente per colpire e manipolare la mente di ogni singolo tedesco.

 

Albert Speer era l’ideatore di queste parate; la coreografia delle luci e il gioco delle ombre aveva tutto un significato: la piazza buia veniva illuminata da una grande torcia non appena Hitler pronunciava la prima parola al megafono. I lunghi teli rossi raffiguranti la svastica avevano il compito di rappresentare “le colonne del tempio della purezza”.

 

L’Architetto Speer, protagonista indiscusso delle follie di Hitler, è stato accusato dalla storiografia per aver minimizzato nel suo diario, Memorie del Terzo Reich, il suo ruolo nella Germania Nazista. Sicuramente ebbe un ruolo importante nel “disegnare” e rendere reale la componente esoterica del Nazismo. Tutto, naturalmente concordato con Hitler, che liberamente attribuiva al suo partito e alla sua scalata al potere “una longa manus”.

 

Escludere, però, aprioristicamente anche il Comunismo da questa componente esoterica, in nome della bandiera del “materialismo”, sarebbe un errore imperdonabile. Perché? Il socialismo scientifico preannunciato da Marx ed Engels, per distinguersi dal socialismo “primitivo” o propriamente detto utopistico – che partiva da un’idea semplice di giustizia sociale – secondo le parole dello stesso Marx , era supportato da una teoria che trovava il suo fondamento nell’ analisi e nella comprensione scientifica delle leggi della storia e della società, su cui poi sviluppare un modello di società non più utopico, ma “reale”.

 

Innanzitutto Marx offre una critica della società capitalista “totale” rispetto a quella parziale operata da Owen, critica resa possibile dall’ottima conoscenza che egli aveva del rapporto fondamentale sul quale si basava la società dell’epoca: il rapporto economico. Un secondo elemento fondante del socialismo scientifico fu proprio la pretesa di pensare una società in continua evoluzione, non “bloccata” da limiti finiti e precisi.

 

Era solo possibile, dunque, tracciare un’idea di società nelle macrolinee. Il famoso “cantiere aperto” di Marx, quindi, era proprio la società. Eppure, nel 1848, il Comunismo appare al mondo come uno “spettro”. Uno spettro che si aggirava per l’Europa con la pretesa di manifestarsi come ideale nascente della rivoluzione, ma ancor più contraddittorio, aveva la pretesa di “annichilire le superstizione che ancora vessavano il popolo”, come scrive Francesco Dimitri in Comunismo Magico.

 

La grande attesa della Rivoluzione Comunista, in qualche modo, viene presentata come spettro in quanto avrebbe dovuto avere la funzione di tormentare le potenze di tutta Europa, preparando il terreno ad una rivoluzione che avrebbe dovuto mettere sottosopra un continente. Questa natura spettrale dell’ideologia comunista trova il suo eco in un contesto settecentesco dell’Europa tutto “magico”.

 

Il secolo XVIII per l’Europa rappresenta un punto di crisi: l’interesse calato verso la religione porta diverse fette della popolazione, anche le classi meno abbienti dal punto di vista economico e culturale, ad avvicinarsi alla pratica dell’occulto. E diversi manuali, che illustravano le pratiche dell’occulto, circolavano liberamente (in gergo popolare, i cosiddetti “grimori”); erano gli stessi testi che nel Medioevo erano considerati pericolosi e quindi fonti di stregoneria.

 

Ora che c’entra la tradizione della magia popolare col socialismo scientifico? La presenza dello Spettro – o del Comunismo – in Europa, si materializzò nel 1917, quando la Rivoluzione Russa scosse il continente. L’assalto al palazzo d’Inverno rappresenta lo storico episodio che vede protagonista il partito bolscevico, demolitore della politica Zarista che aveva “feudalizzato” la Russia, non permettendo quella fase di progresso che aveva travolto tutta l’Europa nella metà dell’800.

 

Ma c’è un episodio, molto più nascosto, che nel 1916 già scosse la casa dello Zar Nicola II: la morte di Grigorij Efimovic Rasputin, contadino originario della Siberia, mago, santone, guaritore, consigliere dello Zar. Cosa c’entra questo personaggio con la figura del rivoluzionario per eccellenza, il Sign. Lenin?

 

Ancora una volta è Francesco Dimitri, nella già citata opera, a dare una risposta: “Kerenskij ha affermato che senza Rasputin non ci sarebbe stato Lenin. Senza il taumaturgo non ci sarebbe stato il materialista […] poiché l’uno e l’altro erano figli della Russia del loro tempo, una Russia percorsa da fermenti rivoluzionari, correnti esoteriche e soprattutto dalla onnipresente sensazione che ci fosse un qualche tipo di apocalisse alle porte. Che tale apocalisse fosse sacra, laica, o sacra e laica insieme, poco importava: la cosa importante è che essa avrebbe travolto per sempre lo status quo su cui si reggeva l’Impero”.

 

L’avvento della rivoluzione, in Russia, trascina con sé il sogno di una “nuova libertà”, inebriante agli occhi del popolo e appetibile agli occhi degli intellettuali espatriati. Appena il sistema zarista andò in crisi, molti antroposofi e teosofi (rappresentanti delle rispettive correnti della antroposofia, scienza che studia un percorso filosofico-spirituale al di là della religione – trova il suo fondatore in Rudolf Steiner, pedagogista e filosofo austriaco – e della teosofia, scienza delle dottrine mistico-filosofiche) tornarono in patria per essere i protagonisti della costruzione del mondo nuovo. Ma la rivoluzione d’Ottobre si mostrò come l’inizio e la fine, allo stesso tempo, di questo sogno.

 

I bolscevichi, che lottavano per la repressione del misticismo, bloccarono la stampa di un giornale intitolato “Vestnik Teosofii”. Successivamente, Lenin soppresse, con legge, tutte le attività pubbliche dei gruppi mistico-religiosi. Ma la repressione vera e propria iniziò dopo il 1920. I gruppi religiosi subirono le peggiori angherie: confisca dei beni, interruzione delle riunioni, chiusura delle sedi. Tutto il contesto spinse tali gruppi alla clandestinità e all’esposizione al rischio di essere scoperti e uccisi.

 

I rappresentanti dei vari movimenti, però, non interpretavano la reazione violenta del partito bolscevico con pessimismo; anzi, sostenevano che il dominio bolscevico era una punizione che la Russia meritava, ma un giorno l’equilibrio sarebbe stato trovato. I teosofi, addirittura, interpretavano la falce ed il martello come simbolo dell’arte del fabbro, il fuoco che avrebbe purificato, attraverso cui sarebbe stata forgiata la Nuova Russia.

 

Dopo la morte di Lenin, Stalin iniziò le sue massicce persecuzioni, minacciando l’esilio in Siberia e in casi non poco isolati, la morte. Ma l’influenza dei gruppi religiosi continuò a tal punto da penetrare anche nei circoli bolscevichi. E proprio in questa penetrazione della teosofia nel materialismo bolscevico che si può, oggi, intravedere la vera essenza della critica marxista alla religione.

 

La differenza che si può intercettare tra il Marxismo e la religione sta nel fatto che la seconda tende a concentrarsi sull’Universo e gli eventi del cosmo in relazione con Dio, ponendo il limite dell’uomo; ciò che risulta infinito e inconoscibile, non accessibile, è delega di Dio. Marx, invece, sostenitore delle leggi immutabili della Storia e attento studioso delle vicende umane, proponeva la sua “sintesi” come sistema dove inserire ogni componente dell’esperienza umana, permettendo all’uomo di trovare in se stesso le qualità di un dio.

 

La deificazione dell’Umanità, quindi, non era la grazia o la morte, ma la conoscenza. Non c’era altra autorità se non quella della ragione, per il marxismo. Sia il marxismo che la religione, quindi, hanno avuto la pretesa di una costruzione “divina”al di là dell’uomo. Ma l’uno partiva dal materialismo, l’altra dal Cosmo, considerando l’uomo semplice componente del sistema e non protagonista. Dopo questa riflessione, c’è un’osservazione da fare: anche il materialista per eccellenza, che affida tutta la storia dell’umanità alle leggi immutabili della società, rintraccia una componente divina in esse. Ma perché Marx si differenzia dal pensiero religioso?

 

La risposta potrebbe essere una soltanto: il filosofo di Treviri crede che, nel conoscere le leggi immutabili, l’uomo possa “licenziare” ad nutum il bisogno interiore di un essere superiore poiché già può dominare, se non prevedere, tutto ciò che gli si muove intorno. Spesso viene imputato a Marx il fatto di aver concluso la sua critica alla religione, come un prodotto della mente umana e strumentum regnii per chi governa.

 

La dottrina cattolica ha mosso critica in quanto, secondo le scritture di San Paolo, il popolo prega Dio non per accordarsi con i capi, ma prega sperando che essi governino in modo giusto. Ora, il punto di snodo, secondo Marx, sussite in questo passaggio: non bisogna affidarsi alla preghiera per individuare la giustizia; non solo l’animo esercita giustizia. Ma anche le leggi immutabili della storia. Scriveva il giovane Karl Marx, ancora studente:
“Kant e Fichte vagavano fra nuvole
lassù cercando un paese lontano.
Io cerco d’afferrare con destrezza
solo quanto ho trovato sulla strada”

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Francesco Dimitri. Comunismo magico: leggende, miti e visioni ultraterrene del socialismo reale, Roma, Castelvecchi, 2004.
Albert Speer. Memorie del Terzo Reich. Milano, A. Mondadori, 1995.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.instoria.it/home/ideologia_occultismo.htm

ARTICOLO PUBBLICATO ANCHE SU https://misteridelnazismoblog.wordpress.com/2016/05/05/ideologia-e-occultismo-tra-totalitarismo-nazista-e-comunista/

Pubblicato in: 1976, 1989, Astrologia, Cattolicesimo, Chiesa Cattolica, Gianluca Marletta, Metapolitica, Profezie, Senza categoria, Silvano Panunzio, URSS

QUANDO L’ASTROLOGO CATTOLICO SILVANO PANUNZIO ANNUNCIÒ PER IL 1989 LA FINE DEL COMUNISMO(ED ERA IL 1976)

Di Gianluca Marletta

Correva l’anno 1976: i vertici e la base della Chiesa Cattolica erano intenti a “dialogare col Comunismo” che appariva anche agli occhi di molti credenti come un futuro inevitabile. Ma, dalle pagine della sua misconosciuta rivista di teologia e studi tradizionali METAPOLITICA, lo studioso di esoterismo e oblato benedettino Silvano Panunzio -straordinaria figura di pensatore autenticamente cattolico e, al contempo, universalista- formulava un annuncio che, all’epoca, poteva sembrare follia: “il regime sovietico NON PUO’ SUPERARE QUESTA DATA”!

Ma leggiamo un estratto di quest’articolo dal titolo “Le stelle della Russia e del mondo”, pubblicato con lo pseudonimo di “Vega” nel primo numero della rivista METAPOLITICA, uscita il 29 settembre del 1976:

“La prossima grande congiunzione Nettuno-Saturno si avrà ai primi di febbraio del 1989. Il regime sovietico non può superare questa data, in pratica 70-72 anni. (…) Nel 1989, precisamente il 28 dicembre, si avrà anche l’ultima grande doriforia di pianeti (allineamento) del nostro secolo; e questa doriforia che si manifesterà nel Capricorno influisce in modo particolare su Mosca.

(…) Sappiamo che, fin dal 1950, i Russi “in attesa” interpretavano i 42 mesi simbolici (qui anni) indicati nell’Apocalisse come il tempo per l’assedio della Città Santa e delle bestemmie della Bestia (Ap. XI-2; XIII-5) nel senso del termine finale dell’oppressione sovietica, e aspettavano con trepida speranza quella data. I Russi hanno avuto in parte ragione perché il 1959 (1917+42) é cominciato il nuovo corso di Kruscev con l’allentamento del rigore e una certa liberalizzazione (…): astrologicamente, il sistema nato con il 1917 ricevette un primo colpo. Ma, ripetiamo, il colpo definitivo é intorno al 1989 per il concorso di una grande complessità di fenomeni”.

Cosa dire? Forse é meglio concludere con le parole con cui lo stesso Panunzio chiuse il suo articolo nel lontano 1976:

“Il lettore ricavi, da tutto ciò, quello che preferisce. L’essenziale é vigilare e pregare”.

http://www.gianlucamarletta.it/wordpress/2012/10/panunzio-astrologia/

VISTO ANCHE SU http://corrieremetapolitico.blogspot.it/2012/10/quando-lastrologo-cattolico-silvano.html

Pubblicato in: Lenin, Mausoleo di Lenin, Senza categoria, URSS

IL CORPO DI LENIN E I SEGRETI DEL MAUSOLEO

DI LEONID MAKSIMENKOV

Il Mausoleo di Lenin, costruito tra il 1924 e il 1930, e il corpo che conserva da poco meno di novant’anni rappresentano due oggetti sui quali, nel diritto d’autore, si appongono i marchi C, R o TM. Dal 1953 al 1961 proprio in quel luogo era stato conservato, con la medesima tecnologia, il corpo di Stalin sul quale non è stato esteso il diritto d’autore, anche soltanto per il fatto che è stato seppellito a seguito della decisione del XXII congresso del Kpss (Partito Comunista dell’Unione Sovietica).

Sorge spontanea la domanda: oggi in Russia chi ha i diritti d’autore sul Mausoleo e sul corpo di Lenin? Chi detiene o è erede dei diritti sui beni materiali e immateriali?

Ai tempi dell’Unione Sovietica l’edificio del Mausoleo e i suoi complicatissimi sistemi erano ritenuti prima di tutto oggetti di massima protezione per la sicurezza statale e in quanto tali erano di competenza degli organi dell’Nkvd-Kgb. Più concretamente, del comando militare del Cremlino. Fino alla morte di Stalin il corpo nel Mausoleo figurava formalmente sotto il nome del Laboratorio, anch’esso parte dell’impero della Lubjanka. In seguito il Laboratorio passò al Ministero della Salute dell’Urss.

Oggi si “prende cura” del corpo di Lenin il Centro di tecnologie biomediche della società di produzione scientifica “Istituto nazionale russo di piante curative e aromatiche” del Raschn, l’Accademia russa delle scienze agricole.

Se il governo opterà per la sepoltura dovrà risolvere migliaia di questioni giuridiche. Chi abrogherà il mucchio di ordinanze e disposizioni dipartimentali, tra cui i decreti del governo dell’Urss, e innanzitutto le renderà di pubblico dominio?

Un esempio: l’ordine su cui il 20 novembre 1939 il commissario del popolo agli Affari interni dell’Unione Sovietica Lavrentij Berija fece rapporto al presidente del governo sovietico Vjacheslav Molotov (N 5114/b): “Per lo studio delle condizioni di buona conservazione a lungo termine del corpo di V.I. Lenin e gestione del lavoro scientifico sperimentale […] Il mio vicecomissiario per il settore quadri del terzo rango per la sicurezza statale, compagno Kruglov, deve evidenziare per il personale del laboratorio le unità di ruolo a disposizione nell’Nkvd dell’Urss […] Il laboratorio rende conto del suo operato davanti a una commissione nominata dal governo […] Il laboratorio si trova sotto la guida del comando militare del Cremlino che fornisce i mezzi necessari al suo mantenimento a seconda del bilancio a disposizione”.

I documenti per i funerali di Lenin e per la costruzione del primo mausoleo in legno sono ancora conservati, non richiesti da nessuno, nel secondo inventario (segreto) del fondo N 16 della Commissione per la creazione di un memoriale a Lenin, nascosto nel cuore dell’ex archivio del Partito centrale dell’ex Istituto del marxismo-leninismo dell’ex Comitato centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

Presto saranno 90 anni che aleggia questo senso di mistero. Sono scaduti tutti i termini possibili e immaginabili di segretezza previsti dalla legge. Perché non sono stati fatti pubblicare i documenti? Perché ancora adesso si trema per i funerali di Lenin?

}

Perché nei materiali della Commissione possono essere state nascoste delle formule con la composizione segreta di un liquido magico che i professori Vorobev e Zbarskij avevano ideato per la conservazione perenne del corpo del loro comandante.

Si tratta di quel Zbarskij di cui lo stesso Berija aveva parlato a Molotov:
“23 febbraio 1940
N 657/b
SNK* URSS
Al compagno Molotov, V.M
Il Prof. B.I. Zbarskij responsabile della conservazione del corpo di V.I. Lenin, mi ha comunicato la necessità di condurre un intervento per cancellare alcune modifiche avvenute sul corpo (semiapertura degli occhi, riduzione del volume della mano sinistra e delle ali del naso). Allo stesso tempo il comandante del Cremlino di Mosca ha riferito che durante la regolare visita del corpo di V.I. Lenin è stata riscontrata una disgiunzione della sutura della testa e un annerimento sul naso. Per lo svolgimento dei lavori di cancellazione delle modifiche scoperte è necessario chiudere il mausoleo di V.I. Lenin dal 1° marzo al 25 aprile 1940…”

Sono passati 88 anni, ma la composizione chimica è rimasta, come prima, nascosta. Oltre alle questioni storiche e di archivio ne possono emergere altre più spinose, come quella economica.

L’inumazione di Lenin porterebbe all’immediato svelamento della composizione chimica del liquido, alla sua privatizzazione, produzione in massa, vendita nelle farmacie (su ricetta o senza ricetta), commercializzazione su internet ed esportazione? Il mercato esigerà quest’offerta. La domanda è assicurata: almeno per l’applicazione di più largo consumo, non soltanto nei servizi funebri, ma anche per esempio per l’imbalsamazione degli animali.

Si può sostenere in modo inequivocabile che sul liquido di Vorobev-Zbarskij qualcuno ha già il brevetto ed è già stato formalizzato il diritto di proprietà?

}

Sorge anche un’altra domanda. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la moda di costruire mausolei e imbalsamare i capi di Stato defunti è diventata internazionale.

Il know-how sovietico era richiestissimo. Tra le repubbliche socialiste sorelle, membri del Patto di Varsavia, il progetto di maggior successo fu la conservazione del corpo del bulgaro Georgij Dimitrov, il miglior discepolo del compagno Stalin.

Oggi i compagni bulgari sono da tempo nella Nato e nell’Unione Europea. La questione del corpo di Dimitrov è stata quindi velocemente risolta, in modo efficace e molti anni fa. Intanto anche l’imponente mausoleo è stato demolito. Le immagini dell’esplosione hanno fatto il giro del mondo e continuano a essere richieste su YouTube.

Ci volle molto tempo per far esplodere il mausoleo. Il compagno Dimitrov è morto nell’epoca della bomba atomica e la sua abitazione era stata costruita in modo da resistere a un’esplosione nucleare.

Da tempo un altro comandante, il compagno Agostinho Neto, Presidente della Repubblica popolare di Angola, imbalsamato secondo la formula russa, è stato rapidamente riseppellito poiché la soluzione magica dei professori Vorobev e Zbarskij in Africa era risultata inefficace.

Ricordiamo che, poco prima di morire, Stalin fu deluso dal “socialismo slavo” e rivolse lo sguardo al socialismo asiatico. La forza di quello sguardo si sente ancora oggi. Sia in Cina (Repubblica popolare cinese) sia nei Paesi confinanti, quali il Vietnam (Repubblica socialista del Vietnam) e la Corea del Nord (Repubblica popolare democratica di Corea), sono stati imbalsamati e si conservano nei mausolei, aperti al popolo per l’adorazione e il culto, i corpi dei padri fondatori di questi Stati, dei partiti comunisti e delle forze armate popolari.

Non occorrono una sviluppata visione politica e conoscenze storiche per capire da chi sono stati copiati tutti questi mausolei, sarcofaghi, sistemi di ventilazione e di condizionamento dell’aria ecc…

È facile intuire che la discussione in corso in Russia dia fastidio agli amici del Pacific Rim. Conservando per sempre i corpi del presidente Ho Chí Minh, del grande comandante e presidente Mao, dell’illustre Kim II Sung (e tutto fa presupporre anche quello del famoso comandante Kim Jong-il da poco scomparso), i nostri amici volevano, vogliano e vorranno ancora per molto tempo vedere il Mausoleo nella Piazza Rossa di Mosca.

L’articolo, pubblicato in versione ridotta sul numero cartaceo di “Russia Oggi” del 19 luglio 2012, è stato ripreso dalla rivista “Ogonek”

VISTO SU http://it.rbth.com/articles/2012/07/27/il_corpo_di_lenin_e_i_segreti_del_mausoleo_16817

Pubblicato in: Aleksej Tolstoj, Andrej Platonov, Cosmismo, Georgy Fedorov, Jurij Gagarin, Marxismo, Ricerca dell'immortalità, Senza categoria, URSS

IL COSMISMO RUSSO E LA SCIENZA DELL’IMMORTALITÀ

Di Raffaele Panico

Il movimento Cosmista in Russia ha avuto la sua massima espressione dal 1933 al ‘38. Ma cosa è stato il Cosmismo? Partiamo dal romanzo di Aleksej Tolstoj, Aelita la regina di Marte, da cui è tratto l’omonimo film del 1924 con la regia di Jakov Protazanov; è il primo film di fantascienza dell’Unione Sovietica. Aveva avuto un enorme successo di pubblico, un colossal, ed è particolare perché venne finanziato dalla “Lega dei senza Dio militanti”. È il manifesto ufficiale di un curioso movimento che si afferma proprio in quegli anni, il Cosmismo russo. E’ l’ideologia di una setta minoritaria, ma solo apparentemente marginale, che ha origine nella gnosi ortodossa della fine del secolo XIX. Nasce con Georgy Fedorov, un filosofo della religione che diventa poi dirigente bolscevico, ed è ancora oggi diffusa in diversi ambienti della scienza russa, tanto che a Mosca è ancora presente, quindi sopravvissuta al regime sovietico, una Società Cosmista.
Fedorov affermava che la morte è il male assoluto e la risurrezione avviene non per intervento divino, ma grazie all’Uomo nuovo, proletario con la successiva rivoluzione d’Ottobre. È qui chiara la connessione anche con l’ultima fase del comunismo, la liberazione totale dell’uomo come fine ultimo del socialismo. Le scienze diventano espressione sostitutiva della spiritualità del sacro. Il cosmismo, dunque, in sintonia con il materialismo comunista, teorizza la metafisica del corpo, non più dell’anima.
Addirittura, l’utopia di Fedorov arriva al punto di immaginare viaggi interspaziali nel cosmo, da cui il termine cosmismo, per trovare mondi che possano accogliere tutti i corpi dei nostri antenati che tornano a rivivere, e danno vita, ad un universo socialista finalmente ugualitario, felice ed immortale. Mezzi scientifici sovietici grazie ai quali verrà acquisito il potere assoluto dell’Uomo nuovo sulla Natura che potrà consentire anche l’opera di resurrezione degli antenati, l’antico sogno dell’immortalità e infine la colonizzazione del Cosmo. Yuri Gagarin il primo uomo nello spazio fuori dalla Terra, il primo cosmonauta che anticipò l’astronauta americano, appena giunto in orbita, pronuncia alcune parole poi comprese alla luce delle idee del movimento Cosmista: “sono in cielo ma non vedo nessun Dio ringrazio Fedorov e il Cosmismo se oggi sono qui”. Queste le prime parole del cosmonauta sovietico prima di mandare i saluti e i baci ai dirigenti del Partito comunista e ai suoi familiari. Il messaggio non venne capito ad Ovest oltre Cortina, e dalla maggioranza dei cittadini del mondo intero, era una sorta di codice cifrato per gli scienziati che contribuirono al successo della missione spaziale sovietica. Fedorov era un pensatore amico di Toltstoy e di Gorky, anche costoro cosmisti. Il loro era un progetto metafisico, laico e materialistico: ridare vita ai morti, a tutti i morti, anche agli antenati, genitori, progenitori e vincere la morte col tempo della ricerca della Scienza sovietica, ringraziare i progenitori del fatto di esserci, noi qui, esistere e convivere insieme i loro corpi ed i nostri, vinta la morte, il principale nemico da abbattere “nemico laico” dello sviluppo umano.
Andrej Platonov (1859 – 1951) era un cosmista più impegnato nel sociale, in quello che poteva fare la scienza per l’Uomo nuovo comunista. La sua era una fede incrollabile nella tecnologia. Aveva studiato un metodo per far saltare e radere fino al livello del mare o poco più le montagne del Pamir, calcolando “esattamente” la quantità di dinamite necessaria, per aprire così la “via” ai venti caldi del Sud che avrebbero reso fertile il gelido suolo della tundra siberiana. Interessante è il dialogo tratto da un suo romanzo “Kotlovan:
– Phrushevsky!”: “I successi più alti della scienza renderanno capace questa di far risorgere i corpi decomposti degli uomini?” – No risponde Phrushevsky. – Stai mentendo – obbiettò Zachev – il marxismo può fare tutto. Perché credi che Lenin giaccia a Mosca perfettamente intatto? Attende la scienza, vuole risorgere dai morti.
Andrej Platonov in questo passo lascia emergere tutta l’influenza del credo leninista: “La dottrina di Marx è onnipotente perché è vera”. Ma questa è in realtà solo una vernice “indorata” sopra antiche tradizioni religiose ed esoteriche russo ed ortodosse. Lo sviluppo per noi europei occidentali di una cieca fiducia dei russi nella scienza, nel materialismo e nell’onnipotenza umana è intimamente connessa ai legami profondi con la sfera occulta e magica che aveva messo profonde radici già nell’ultima epoca zarista. Rasputin influiva enormemente sulle vicende di corte e dello Stato zarista. Rasputin solo per citare il maggiore tra i numerosi occultisti, fenomeni irrazionali ma molto estesi e profondi e che è in quel contesto culturale finiranno per influenzare anche le personalità del partito bolscevico che entrano in contatto con la cultura occultista, che si riverserà nella componente più rilevante che è quella dei Costruttori di dio – “Bogostroitely”.
Il movimento Cosmista diventa minoritario sotto Stalin e con Laurenti Beria, per quasi trent’anni, ma è proprio con la missione di Gagarin il 12 aprile 1961che sembra l’idea si realizzi con la storica impresa nel Cosmo. La stessa imbalsamazione dei grandi capi del comunismo, che inizia con Lenin, il suo Mausoleo nei pressi dalla Piazza Rossa a Mosca, e poi di Stalin, che verrà da lì rimosso da Krusciov, riprende le idee dei Cosmisti; come anche la necropoli pensata da Nikolai Setnitsky (1888 – 1937), da realizzare a rivoluzione mondiale avvenuta, vista appunto come necropoli mondiale – “mirovoi nekropol”, da posizionare nelle regioni congelate dell’estremo nord dell’Urss, che doveva servire per l’immortalità di tutto il popolo dei Soviet, un estremo sviluppo della tecnica di imbalsamazione dei leader comunisti dopo la loro morte, come la salma di Lenin la sola ancora custodita nel celebre Mausoleo della Piazza Rossa a Mosca.
Il superamento della morte sarà una delle costanti del comunismo magico, cioè l’idea che l’uomo in quanto unico dio possa anche diventare proprio come un vero Dio immortale. Fedorov questo lo ha teorizzato in modo molto serio e importante, sostenendo che l’immortalità umana sarebbe arrivata nel momento in cui tutti gli esseri si fossero uniti in una società di tipo comunista perseguendo un loro scopo comune: il superamento della morte. Una sola persona fuori da questo movimento unico della società di eguali e il superamento della morte non sarebbe stata possibile. La cosa interessante è che questo superamento della morte non va solo verso il futuro, ma va anche verso il passato, ovvero i progenitori come su detto.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.rinascita.net/

VISTO SU http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=27966