IDEOLOGIA E OCCULTISMO: TRA TOTALITARISMO COMUNISTA E NAZISTA

Di Giovanni Piglialarmi & Roberto Rota

Adolf Hitler, nel momento in cui decide di lanciare la propaganda nazionalsocialista nel 1933, rovescia le carte sul tavolo: riunisce alla sua “corte” mentori austriaci, suoi insegnanti delle materie occulte, per iniziare ad “intrecciare” una tela fatta di coincidenze, volontà superiori di razze “superiori” che volevano l’unità del popolo tedesco sotto la sua svastica. Questa idea fu mostrata al popolo tedesco, avvolto nel misticismo delle parate naziste, organizzate appositamente per colpire e manipolare la mente di ogni singolo tedesco.

 

Albert Speer era l’ideatore di queste parate; la coreografia delle luci e il gioco delle ombre aveva tutto un significato: la piazza buia veniva illuminata da una grande torcia non appena Hitler pronunciava la prima parola al megafono. I lunghi teli rossi raffiguranti la svastica avevano il compito di rappresentare “le colonne del tempio della purezza”.

 

L’Architetto Speer, protagonista indiscusso delle follie di Hitler, è stato accusato dalla storiografia per aver minimizzato nel suo diario, Memorie del Terzo Reich, il suo ruolo nella Germania Nazista. Sicuramente ebbe un ruolo importante nel “disegnare” e rendere reale la componente esoterica del Nazismo. Tutto, naturalmente concordato con Hitler, che liberamente attribuiva al suo partito e alla sua scalata al potere “una longa manus”.

 

Escludere, però, aprioristicamente anche il Comunismo da questa componente esoterica, in nome della bandiera del “materialismo”, sarebbe un errore imperdonabile. Perché? Il socialismo scientifico preannunciato da Marx ed Engels, per distinguersi dal socialismo “primitivo” o propriamente detto utopistico – che partiva da un’idea semplice di giustizia sociale – secondo le parole dello stesso Marx , era supportato da una teoria che trovava il suo fondamento nell’ analisi e nella comprensione scientifica delle leggi della storia e della società, su cui poi sviluppare un modello di società non più utopico, ma “reale”.

 

Innanzitutto Marx offre una critica della società capitalista “totale” rispetto a quella parziale operata da Owen, critica resa possibile dall’ottima conoscenza che egli aveva del rapporto fondamentale sul quale si basava la società dell’epoca: il rapporto economico. Un secondo elemento fondante del socialismo scientifico fu proprio la pretesa di pensare una società in continua evoluzione, non “bloccata” da limiti finiti e precisi.

 

Era solo possibile, dunque, tracciare un’idea di società nelle macrolinee. Il famoso “cantiere aperto” di Marx, quindi, era proprio la società. Eppure, nel 1848, il Comunismo appare al mondo come uno “spettro”. Uno spettro che si aggirava per l’Europa con la pretesa di manifestarsi come ideale nascente della rivoluzione, ma ancor più contraddittorio, aveva la pretesa di “annichilire le superstizione che ancora vessavano il popolo”, come scrive Francesco Dimitri in Comunismo Magico.

 

La grande attesa della Rivoluzione Comunista, in qualche modo, viene presentata come spettro in quanto avrebbe dovuto avere la funzione di tormentare le potenze di tutta Europa, preparando il terreno ad una rivoluzione che avrebbe dovuto mettere sottosopra un continente. Questa natura spettrale dell’ideologia comunista trova il suo eco in un contesto settecentesco dell’Europa tutto “magico”.

 

Il secolo XVIII per l’Europa rappresenta un punto di crisi: l’interesse calato verso la religione porta diverse fette della popolazione, anche le classi meno abbienti dal punto di vista economico e culturale, ad avvicinarsi alla pratica dell’occulto. E diversi manuali, che illustravano le pratiche dell’occulto, circolavano liberamente (in gergo popolare, i cosiddetti “grimori”); erano gli stessi testi che nel Medioevo erano considerati pericolosi e quindi fonti di stregoneria.

 

Ora che c’entra la tradizione della magia popolare col socialismo scientifico? La presenza dello Spettro – o del Comunismo – in Europa, si materializzò nel 1917, quando la Rivoluzione Russa scosse il continente. L’assalto al palazzo d’Inverno rappresenta lo storico episodio che vede protagonista il partito bolscevico, demolitore della politica Zarista che aveva “feudalizzato” la Russia, non permettendo quella fase di progresso che aveva travolto tutta l’Europa nella metà dell’800.

 

Ma c’è un episodio, molto più nascosto, che nel 1916 già scosse la casa dello Zar Nicola II: la morte di Grigorij Efimovic Rasputin, contadino originario della Siberia, mago, santone, guaritore, consigliere dello Zar. Cosa c’entra questo personaggio con la figura del rivoluzionario per eccellenza, il Sign. Lenin?

 

Ancora una volta è Francesco Dimitri, nella già citata opera, a dare una risposta: “Kerenskij ha affermato che senza Rasputin non ci sarebbe stato Lenin. Senza il taumaturgo non ci sarebbe stato il materialista […] poiché l’uno e l’altro erano figli della Russia del loro tempo, una Russia percorsa da fermenti rivoluzionari, correnti esoteriche e soprattutto dalla onnipresente sensazione che ci fosse un qualche tipo di apocalisse alle porte. Che tale apocalisse fosse sacra, laica, o sacra e laica insieme, poco importava: la cosa importante è che essa avrebbe travolto per sempre lo status quo su cui si reggeva l’Impero”.

 

L’avvento della rivoluzione, in Russia, trascina con sé il sogno di una “nuova libertà”, inebriante agli occhi del popolo e appetibile agli occhi degli intellettuali espatriati. Appena il sistema zarista andò in crisi, molti antroposofi e teosofi (rappresentanti delle rispettive correnti della antroposofia, scienza che studia un percorso filosofico-spirituale al di là della religione – trova il suo fondatore in Rudolf Steiner, pedagogista e filosofo austriaco – e della teosofia, scienza delle dottrine mistico-filosofiche) tornarono in patria per essere i protagonisti della costruzione del mondo nuovo. Ma la rivoluzione d’Ottobre si mostrò come l’inizio e la fine, allo stesso tempo, di questo sogno.

 

I bolscevichi, che lottavano per la repressione del misticismo, bloccarono la stampa di un giornale intitolato “Vestnik Teosofii”. Successivamente, Lenin soppresse, con legge, tutte le attività pubbliche dei gruppi mistico-religiosi. Ma la repressione vera e propria iniziò dopo il 1920. I gruppi religiosi subirono le peggiori angherie: confisca dei beni, interruzione delle riunioni, chiusura delle sedi. Tutto il contesto spinse tali gruppi alla clandestinità e all’esposizione al rischio di essere scoperti e uccisi.

 

I rappresentanti dei vari movimenti, però, non interpretavano la reazione violenta del partito bolscevico con pessimismo; anzi, sostenevano che il dominio bolscevico era una punizione che la Russia meritava, ma un giorno l’equilibrio sarebbe stato trovato. I teosofi, addirittura, interpretavano la falce ed il martello come simbolo dell’arte del fabbro, il fuoco che avrebbe purificato, attraverso cui sarebbe stata forgiata la Nuova Russia.

 

Dopo la morte di Lenin, Stalin iniziò le sue massicce persecuzioni, minacciando l’esilio in Siberia e in casi non poco isolati, la morte. Ma l’influenza dei gruppi religiosi continuò a tal punto da penetrare anche nei circoli bolscevichi. E proprio in questa penetrazione della teosofia nel materialismo bolscevico che si può, oggi, intravedere la vera essenza della critica marxista alla religione.

 

La differenza che si può intercettare tra il Marxismo e la religione sta nel fatto che la seconda tende a concentrarsi sull’Universo e gli eventi del cosmo in relazione con Dio, ponendo il limite dell’uomo; ciò che risulta infinito e inconoscibile, non accessibile, è delega di Dio. Marx, invece, sostenitore delle leggi immutabili della Storia e attento studioso delle vicende umane, proponeva la sua “sintesi” come sistema dove inserire ogni componente dell’esperienza umana, permettendo all’uomo di trovare in se stesso le qualità di un dio.

 

La deificazione dell’Umanità, quindi, non era la grazia o la morte, ma la conoscenza. Non c’era altra autorità se non quella della ragione, per il marxismo. Sia il marxismo che la religione, quindi, hanno avuto la pretesa di una costruzione “divina”al di là dell’uomo. Ma l’uno partiva dal materialismo, l’altra dal Cosmo, considerando l’uomo semplice componente del sistema e non protagonista. Dopo questa riflessione, c’è un’osservazione da fare: anche il materialista per eccellenza, che affida tutta la storia dell’umanità alle leggi immutabili della società, rintraccia una componente divina in esse. Ma perché Marx si differenzia dal pensiero religioso?

 

La risposta potrebbe essere una soltanto: il filosofo di Treviri crede che, nel conoscere le leggi immutabili, l’uomo possa “licenziare” ad nutum il bisogno interiore di un essere superiore poiché già può dominare, se non prevedere, tutto ciò che gli si muove intorno. Spesso viene imputato a Marx il fatto di aver concluso la sua critica alla religione, come un prodotto della mente umana e strumentum regnii per chi governa.

 

La dottrina cattolica ha mosso critica in quanto, secondo le scritture di San Paolo, il popolo prega Dio non per accordarsi con i capi, ma prega sperando che essi governino in modo giusto. Ora, il punto di snodo, secondo Marx, sussite in questo passaggio: non bisogna affidarsi alla preghiera per individuare la giustizia; non solo l’animo esercita giustizia. Ma anche le leggi immutabili della storia. Scriveva il giovane Karl Marx, ancora studente:
“Kant e Fichte vagavano fra nuvole
lassù cercando un paese lontano.
Io cerco d’afferrare con destrezza
solo quanto ho trovato sulla strada”

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

Francesco Dimitri. Comunismo magico: leggende, miti e visioni ultraterrene del socialismo reale, Roma, Castelvecchi, 2004.
Albert Speer. Memorie del Terzo Reich. Milano, A. Mondadori, 1995.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.instoria.it/home/ideologia_occultismo.htm

ARTICOLO PUBBLICATO ANCHE SU https://misteridelnazismoblog.wordpress.com/2016/05/05/ideologia-e-occultismo-tra-totalitarismo-nazista-e-comunista/

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