I RAPPORTI DEL COMUNISMO SOVIETICO CON L’ESOTERISMO E IL MONDO DELL’OCCULTO

Del bolscevismo esoterico avevamo già parlato qualche tempo fa, nell’articolo dedicato al cosmismo e al culto di Lenin.
Oggi vi propongo l’estratto di un vecchio approfondimento tratto dal Corriere della Sera del 27 maggio 1995, a opera di Cesare Medail. Il giornalista recensisce l’interessante saggio Stregoni con falce e martello, dell’ottimo Giorgio Galli. Quel che ne viene fuori è un comunismo magico e misterico che ha ben poco da invidiare agli scenari dieselpunk di cui mi occupo io.
Si parla di presunti poteri telepatici del cervello imbalsamato di Lenin, di vampiri comunisti su una futura colonia marziana, di simboli magici di potere utilizzati dai bolscevichi negli anni ’20.
Buona lettura.
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Giorgio Galli sostiene che politica ed esoterismo furono intrecciati dal tempo dei profeti d’Israele fino a quello delle corti e dei maghi rinascimentali; fu la rivoluzione scientifica del ‘600 a separarli ma il rapporto si manifesta ancora, periodicamente, in due atteggiamenti: quello dell’uomo di potere che si affida a pratiche di varia magia e quello di chi è solo attratto dalla cultura esoterica. Alla prima categoria (si vedano i rituali magici praticati dalle SS) appartiene il “nazismo magico”, alla seconda quello che Galli definisce “bolscevismo magico”.
Dopo aver combinato con il consueto, puntiglioso rigore un mosaico di indizi e coincidenze raccolti su libri, riviste e studi più disparati, Galli parla di “incontro tra la vulgata marxista mediata da Lenin con filoni autoctoni dell’esoterismo russo, dall’ inizio del secolo sino ai primi anni dopo la Rivoluzione”, incontro del quale si ritrovano segnali lungo i 70 anni di potere sovietico e che può far luce sui lati oscuri del postcomunismo. Fin dalla Russia zarista varie correnti mistico esoteriche avrebbero influenzato la formazione di alcuni intellettuali bolscevichi. Fra questi, per esempio, Aleksandr Bogdanov, anello di congiunzione fra “cosmismo” russo e bolscevismo.
Galli cita in proposito un saggio di Aleksandr Dughin, teorico del Fronte di Salvezza Nazionale dove convergono, in opposizione a Eltsin, comunisti e nazionalisti. Bogdanov predicava un comunismo utopico, la cui tesi centrale era la vittoria sociale sulla morte grazie alla nuova scienza proletaria; e nel romanzo “Stella Rossa” descriveva la realizzazione del comunismo su Marte, i cui abitanti vivevano in eterno scambiandosi continuamente il sangue: pratica vampiristica che Bogdanov tentò d’attuare all’Istituto per la trasfusione da lui diretto fino al ’27, quando morì proprio per abuso di trasfusioni.
Al filone dell’ eternità in laboratorio apparterrebbe anche la vicenda del cervello di Lenin, conservato nella speranza di reimpiantarlo un giorno nel cranio del padrone con un rituale alla Frankenstein nel mausoleo (la cui forma a piramide tozza richiamerebbe i segreti della magia egizia). Aggiungiamo che il settimanale russo “Argomenti e fatti” nell’ultimo numero sostiene che una visita alla celebre mummia equivale a una scarica elettrica di 700 roengten. Né servirebbe, per esorcizzare il maleficio, seppellire la mummia. Soltanto bruciandola, sembra, il Paese si libererebbe del cattivo influsso.
Galli non prende per oro colato le connessioni di Dughin, ma constata come l’idea “magica” del dominio assoluto sulla natura, sulla vita e sulla morte, avesse fatto presa sugli ambienti sovietici influenzati dal cosmismo. L’esempio più celebre è Ziolkovskij, padre della cosmonautica, le cui idee permearono gli ambienti spaziali al punto che Jurij Gagarin mandò dalla navicella un saluto a Nikolay Roerich, occultista russo rifugiato nell’Himalaya, teosofo e cosmista, le cui opere erano proibite.

Il saluto fece scandalo, ma non era un’iniziativa personale: rifletteva il pathos di quei circoli convinti della missione mistica, escatologica di Gagarin. Tra l’altro, il figlio di quel Roerich teosofo, Sviatoslav, sarebbe apparso più tardi alla Tv con Gorbaciov presentandosi come erede degli ideali cosmisti. La riabilitazione ufficiale di Roerich era comunque avvenuta negli anni ’70 sotto Breznev, che amava circondarsi da veggenti e guaritori.

Non solo, sempre in quegli anni l’organo del comitato centrale del PCUS Ogonet pubblicava testi roerichiani come quello di Sidorov che parlava addirittura di Mahatma inviati dalla teosofica Shambala a Mosca negli anni Venti per trasmettere ai bolscevichi i simboli magici della loro sapienza. Lo stesso Stalin, infine, avendo frequentato Gurdijeff nel seminario di Aleksandropol, avrebbe maturato un interesse per l’occulto che spiegherebbe la sua particolare relazione con Bulgakov che dell’ esoterismo era cultore.
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